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Libri: La fonte meravigliosa

Ayn Rand, filosofa e scrittrice in “La fonte meravigliosa”, saga di Howard Roark sin dagli albori come giovane studente di architettura, un puro e certo un duro, mente geniale e rivoluzionaria, modernista non per estetica ma per necessita’ interiore, nella ricerca che coinvolge forme e materiali sottomessi alla funzione al contrario dell’imperante uso di stili architettonici passatisti funzionali solo ad una estetica fiacca utile solo ad arricchire i soliti nomi fossilizzati in solchi da loro stessi mantenuti e prediletti.
Non di meno e’ una formidabile storia d’amore, appassionata, maledetta, emozioni intense e vischiose, passione al calor bianco alla maniera della vecchia Hollywood, quella grande e incantatrice.
Opera del 1943, cinque anni dopo il preparatorio, se cosi’ vogliamo dire, “Antifona” e di 14 anni antecedente all’immortale e maestoso “La rivolta di Atlante”, inequivocabile manifesto dell’Oggettivismo, filosofia della quale fu ideatrice e promotrice.
Come non identificare del resto nel protagonista Roark il prototipo dell’eroe randiano che ancor meglio sapra’ esprimere nel romanzo successivo.
L’individualismo puo’ essere, deve essere la strada da percorrere per uscire dal pantano collettivista nel quale l’occidente, non certo da oggi, si e’ tuffato a pie’ pari in una forma di democrazia deviata e abnorme che nell’apparenza tutela i diritti di tutti, dimenticando che “tutti” e’ l’insieme di individui schiacciati e vessati nel nome di un collettivo di stampo socialista che proprio al socialismo si ispira malgrado la storia abbia gia’ provveduto a condannare senza appello. Uno Stato quindi che invece di esistere per tutelare il singolo, finisce per demolire chiunque restando funzionale esclusivamente alla propria sopravvivenza.
Se e’ possibile approfondire l’argomento nella raccolta di saggi “La virtu’ dell’egoismo“, e’ pur vero che nel romanzo le idee, prendono corpo e voce, agiscono e si muovono nel destino come creature snelle e veloci.
Sgombriamo anche il campo dall’idea che il libro sia una sorta di narrazione romanzata della vita di Frank Lloyd Wright e se e’ vero che gia’ la prima pagina suggerisce la residenza Kaufmann e che Wright fu uno dei grandi visionari e rivoluzionari dell’architettura, e’ anche vero che la sua biografia uscira’ 20 anni dopo mostrando molte somiglianze ma nulla di piu’.
Del resto Roark trascende persino il ruolo di integerrimo eroe con un atteggiamento sin troppo stilizzato per qualunque riferimento reale ma ricordiamo che la Rand non sta scrivendo un romanzo ma dando anima ad idee astratte che in questo modo si staccano dalla carta guadagnando una tridimensionalita’ altrimenti indescrivibile.
I personaggi di contorno a Roark sono tanti, Peter Keating ad esempio, giovane e dotato architetto ma al cui arrivismo ha sacrificato originalita’, genio e ogni barlume di creativita’ individualista nella tragica ricerca di una realizzazione mediata dalla altrui visione e non dalla propria. La sconfitta sara’ inevitabile.
Se Keating e’ quindi l’antitesi di Roark, Ellsworth Toohey ne e’ la nemesi, controparte collettivista all’individualismo del protagonista. “Viscida lumaca senza guscio”, con la mollezza morale che contraddistingue i socialisti, s’insinua come gelatina tra le pieghe delle menti piu’ deboli e suggestionabili per prenderne possesso e fare di loro schiavi illusoriamente grati.
Sotto l’apparente buonismo, trama contro la societa’ civile per farla precipitare in un orrore bolscevico e viene da se’ che nel fiero e granitico Roark non puo’ che trovare il suo peggior nemico essendo egli la forza dell’individuo in antitesi alla massa informe di stampo progressista e del resto quando nel finale gettera’ la maschera, sara’ facile leggere l’odio che diventa metodo per avvelenare gli individui e le democrazie, metodi peraltro ampiamente usati sino ai giorni nostri, lampanti se esposti al sole come ingranaggi, dai quali ricavare le dinamiche e i rapporti di forza che regolano i metodi di sconfitta dell’avversario quando la brama di potere passa per l’appiattimento ideologico che la caduta del comunismo non ha sradicato dall’occidente ben lontano dall’essere salvo.
Gail Wynand e’ l’agonista, la perfetta controparte del protagonista il cui individualismo o egoismo e’ piu’ simile all’idea nietzschiana piuttosto che randiana e per questo simboleggia il lato oscuro della forza e determinazione del singolo, a sua volta pero’ dotato di quell’anima nobile che seppur feroce nei confronti della mediocrita’.
Forte ma non forte abbastanza, vacillera’ e perdera’ l’anima perche’ la grandezza morale non ammette mezze misure o cedimenti.
Infine lei, Dominique Francon, donna di bellezza e intelligenza di divina e non umana stirpe, attraversera’ le vite di tutti ma avra’ un solo inevitabile e degno approdo. Mai passiva se non per scelta, sapra’ riprendersi tutto cio’ che ha donato, conquiste di merito in contrapposizione al blando ideale femminista, abnorme trappola per donne che non hanno idea di cosa sia la femminilita’.
A questo punto servirebbe una disamina completa dei personaggi e delle loro interazioni ma preferisco limitarmi ad osservare la maestria tecnica del testo, molto visivo, non a caso portato sul grande schermo da King Vidor nel 1949, un metodo top-down nell’approccio ai personaggi sempre li’ davanti agli occhi eppure svelati poco alla volta con zoom efficacissimi sulle loro vite e le loro azioni in un incastro eccezionale che riserva continui colpi di scena e appassiona sino al punto finale.
Si aggiunga che ogni singola parola e’ finalizzata all’idea e non alla trama per meglio comprendere la moltitudine di livelli nei quali e’ possibile leggere una saga epica o un trattato filosofico, meglio se entrambi in egual straordinaria misura. Ovviamente il discorso conclusivo di Roark resta l’alfa e l’omega dell’opera, esaltato ancor di piu’ dalla velenosa controparte dell’autoproclamatosi demiurgo Toohey.
Successo planetario senza tempo, non perde importanza e potenza resistendo all’erosione degli anni, purtroppo indice che le cose non sono poi troppo cambiate da allora ma testi come “La fonte meravigliosa” si ergono come scudo e lama, come guida ed esempio per riportare l’umanita’ sui binari di orgoglio e decenza purtroppo meno vicini di quanto ci illudiamo di vedere.

Tratto da Ultima Visione – Frammenti

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